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Storia del barcobestia Sauro 22/04/2010

La nave goletta o barcobestia viareggino (il termine barcobestia deriva dalla costruzione inglese "the best barquetine") o goletta a palo era un bastimento a tre alberi (trinchetto, maestra e mezzana), il primo a vele quadre, gli altri a vele auriche (randa e controranda), più il bompresso con tre-quattro fiocchi e vele volanti (stralli) fra trinchetto e maestra. Buon corsiero. Portata 800-1500 Tonnellate. La nave goletta "Sauro" (ex Andrea Padre) venne varata nel 1910 dai cantieri di Chiavari ed era lunga 35 mt f.t. Fu utilizzata per il trasporto di merci varie per il tutto il bacino del mediterraneo occidentale. La proprietà era cosi suddivisa: Sagramoni Guido 10 carati, Buzzoni Anita (moglie di Guido) 9 , Baccelli Ricciotti 2, Caprili Giuseppe 2 e Bargellini Enrico 1.

L'equipaggio del Sauro era formato da sei marinai più il Comandante Guido Sagramoni, padrone marittimo, (1876-1950) insignito della medaglia d'oro per lunga navigazione e della medaglia di bronzo al valor militare.

Il Sauro fu tenuto in servizio a vela fino al 1937 quando, a Viareggio, venne dotato di un motore da 75 Hp e al comando andò il Comandante Adolfo Sagramoni, figlio di Guido.

Il 7 Dicembre 1940 a Sant'Antioco la Regia Marina lo requisì e con la sigla V 18 fu impiegato nella vigilanza foranea fino al 5 Aprile 1945, data in cui finì la militarizzazione. Il 15 Giugno 1945 naufragò in seguito al maltempo e venne poi recuperato dai palombari dell'Artiglio di Viareggio. Appartenne alla famiglia Sagramoni fino agli inizi degli anni '50 quando fu ceduto per essere utilizzato come nave appoggio per i palombari dell'Artiglio che nel porto di Trieste, dal novembre 1950 all'aprile 1952, lavorarono al recupero della corazzata "Conte di Cavour". Al termine del suddetto recupero venne demolito.

Il celebre scrittore Mario Tobino, nel suo libro "Sulla spiaggia e al di là del molo", lo ricorda così: " Il Sauro ogni volta che passo mi chiama, una goletta tozza, la prua di un bufalo, una barca da carico, le ancore invase dalle croste, le gomene che legano al molo barbe di capre. Una volta soltanto, era da poco l'alba, lo vidi abitato; sulla coperta si aggirava un vecchio, forse il custode o uno senza casa che si accontentava di dormire lì. Il Sauro è tinto di nero fumo, un viaggio nella notte orbata di luna e stelle; possiede però una riga bianca, una striscia, subito sotto il parapetto e questo colore sa di una pazienza infinita, grande sopportazione di chi è destinato al lavoro, solo lavoro. Sono anni che il Sauro è lì, presso il ponte di Pisa, con la prua che annusa la Torre, e questa goletta in disarmo a furia di vederla di sfuggita e di fermarmi ad osservarla mi è divenuta un'intima conoscenza, ne soffrirei se ne fossi privato, se un giorno non trovassi più il Sauro ad annusare col baston di fiocco la Torre. La fantasia mi detterebbe al suo posto una voragine, vedrei il Sauro aspirato dalla melma, calato giù fino all'inferno. Il diavolo accortosi che il Sauro, abbandonato dagli uomini, in se stesso raccolto sospirava come un rospo colpito, una nera notte ha sciolto l'ormeggio, con la pece ha distrutto la riga bianca e lo ha guidato nel suo regno, dove tutto è eterno. Ma il Sauro è sempre al suo posto e al tramonto la darsena di Maria Luisa si screzia di tepore umano e rimormora umiltà e ardimenti."


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